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martedì 15 novembre 2011

Neuroni dalla pelle per curare le malattie nervose

Neuroni dalla pelle
per curare
le malattie nervose

Le cellule della pelle possono essere convertite direttamente in neuroni da utilizzare nello studio delle patologie del sistema nervoso o in terapie rigenerative basate sul trapianto di cellule. Lo annuncia Nature, pubblicando la ricerca coordinata da Marius Werning, esperto di cellule staminali dell'Università di Stanford (California).
Werning e colleghi hanno ricavato da campioni di pelle dei fibroblasti in cui hanno espresso contemporaneamente quattro geni codificanti per diversi fattori di trascrizione: in questo modo hanno ottenuto cellule nervose in grado di rispondere agli stimoli elettrici e formare sinapsi, cioè le connessioni che permettono ai neuroni di trasmettere l'impulso nervoso. Il processo, chiamato «transdifferenziazione», abbrevia i tempi sperimentali perché non richiede il passaggio intermedio di conversione delle cellule della pelle in cellule dalle proprietà staminali (“induced pluripotent stem cells”, iPSCs). Non solo, spiegano i ricercatori: una volta trapiantati in un organismo, i neuroni ottenuti sono risultati meno soggetti a dare origine a masse tumorali rispetto a quelli elaborati tramite conversione in cellule staminali.
Il limite principale della metodica è che i fibroblasti si moltiplicano più lentamente rispetto alle iPSCs che, quindi, risultano più semplici da usare quando c'è bisogno di un numero di cellule molto alto. Secondo Werning, “vale la pena portare avanti entrambi gli approcci, perché ancora non si sa per quali casi e per quali applicazioni specifiche un metodo sia preferibile rispetto all'altro”.
di Silvia Soligon (13/06/2011)

Storia dell'ansia

Storia dell'ansia
Silvia Robiglio - silviarobiglio@clicmedicina.it 

Nel corso della storia in molti hanno cercato di risalire, temporalmente parlando, ad un’esperienza originaria dell’ansia, sono stati psicologi, storici, filosofi ma anche teorici di storia della medicina e tutti concordano nel far iniziare la situazione psicologica di ansia/angoscia nell’uomo già ai tempi di Adamo ed Eva. Ansia di fronte ad una scelta da compiere col suo libero arbitrio, ansia come paura di essere sopraffatto dalla natura, più avanti paura degli dei, fobia per la fine del mondo fobia patologica che ha da sempre necessitato di specifiche cure terapeutiche.
Il greco Ippocrate interpretava l’ansia come segno di una malattia organica, mentre nel mondo romano la si vedeva già come un qualcosa di psichico e fisico insieme.
Negli antichi greci veniva chiamata melanconia e la si faceva derivare dalla bile nera, secondo la teoria pitagorica dei quattro umori. I rimedi per la melanconia erano vivere alla luce, non mangiare pesante, bagni, moto, ginnastica e, in seguito, anche musicoterapica. Non a caso, infatti, Apollo era dio della musica e della medicina, a seguito del “magico” legame tra le due arti.
Una svolta decisiva allo studio di questa sindrome, è dovuta al pensiero di Rufo di Efeso, della tradizione galenica, che vede nell’eccesso di immaginazione e di attività intellettuale le possibili cause per una degenerazione patologica. Con Claudio Galeno la bile nera non è più causa del male ma suo effetto.
Aristotele, il primo psicologo della storia, indagando nei Problemi sul rapporto tra vino e condizione dell’uomo deduce che ansia, malattie melanconiche, angoscia e depressione sono manifestazione della bile nera. L’effetto del vino è meno duraturo di quello della bile nera e, anzi, può portare anche all’allegria, quindi essere un rimedio all’ansia.
I romani invece utilizzavano l’oppio e la mandragola, piante molto in voga nella medicina. Aulo Aurelio Celso consigliava di usare come sonnifero dei semi di mandragola messi sotto il cuscino.
L’ansia nel Medioevo
L’età dell’ansia per eccellenza è stato senz’altro il Medioevo: le ansie erano legate all’effettivo rischio di malattia, soprattutto tubercolosi, lebbra, e peste; c’erano poi le invasioni barbariche, le guerre civili e le lotte contro gli infedeli. Intorno all’anno Mille poi sopraggiunse la paura della fine del mondo, il terrore per tutto ciò che è peccato, e le superstizioni. L’ansia è interpretata come malattia mentale e dello spirito, la religione allora può diventarne la cura: solo un’anima pura non temerà nulla. Ma anche i vecchi rimedi continuano ad essere utilizzati, integrati con le conoscenze arabe, come apposite pietre preziose con benefici influssi.
Avvicenna, autorità indiscussa in campo medico per secoli, associa lo stato d’ansia ad altre malattie, propone allora cure a base di salasso e, un metodo molto in voga a quei tempi, sedute di “altalena”, per rallegrare il malato.
Nei monasteri, inoltre, ci sono orti per coltivare apposite piante ed iniziano a formarsi raccolte di droghe.
Tralasciando il triste capitolo della storia in cui le malattie mentali venivano associate a possessioni demoniache, con tutto ciò che ne è seguito, passiamo al famoso Paracelso, che associava stelle e malattie mentali. Gli astri corrisponderebbero alle passioni umane, e Saturno sarebbe il pianeta che influenza l’umore malinconico. Per curare l’isteria usava la calamita, e diffuse l’uso del laudano e dell’etere come calmanti e sedativi.
Si diffuse sempre di più l’utilizzo della Triaca, un antico rimedio polifarmaco inizialmente utilizzato per combattere i veleni degli animali. Gli ingredienti che ne facevano parte divennero molto numerosi, e il suo uso si mantenne fino al ‘600/’700. In questo periodo si diffondono altri farmaci come l’Orvietano, la cui formula resta ancor oggi un mistero e che era un toccasana per gli umori malinconici se unito ad acqua di melissa o di buglossa.
Interessante il rimedio consigliato da Gian Battista Della Porta che consigliava, per i disturbi mentali, la noce in quanto il mallo è simile ai tegumenti del cranio, l’endocarpo alle meningi e il gheriglio ai due emisferi celebrali. Si iniziarono inoltre a diffondere docce fredde per “rinfrescare le idee” associate a bagni caldi perché si credeva avessero l’effetto di inumidire ed ammorbidire le fibre nervose disseccate.
Con l’Illuminismo si sviluppa la ricerca medico-biologica ma continuano ad imperversare decotti, salassi, oppio e pietre preziose.
E’ nel ‘700, col filosofo francese Denis Diderot che c’è per la prima volta distinzione tra ansia e malinconia. Il concetto di ansia verrà così associato a quello di angoscia, che rimarrà tradotto con la stessa parola in lingue come il tedesco (Angt) e l’inglese (Anxiety).
L’ansia dall’800 a Freud
Nell’800 disturbi nervosi come ansia ed isteria erano affidati alle cure termali in cui si facevano bagni caldi, vapori e, soprattutto ci si riposava dal lavoro. Nasce così la “cura del riposo” che prevedeva isolamento, riposo a letto, dieta a base di latte, elettroterapia e massaggi.
L’ansia viene studiata su tre filoni: psicologico, biologico ed economico-sociale.
Il filosofo Soren Kierkegaard teorizza il concetto di ansia-angoscia originaria che verrà ripreso da Freud il quale inizierà a parlare di vere e proprie manie.
Dalla metà alla fine del XIX secolo inizia a delinearsi una patologizzazione delle emozioni, fino a giungere, nel 1892, alla prima teoria generale della patologia emotiva del francese Féré. Lo psichiatra francese Valentin Magnan descriverà, alla fine dell’800, la meccanica dell’angoscia nelle ossessioni e impulsioni, cui seguiranno, nel 1897, le teorie del clinico e neurologo J.A.Pitres e il collega Régis che individueranno nell’angoscia il sintomo specifico delle ossessione distinguendo tra nevrosi paurose, fobie, e ossessioni vere e proprie.
Tra il 1881 e il 1884 il medico americano George Miller Beard sviluppa una teoria ripresa per molto tempo: nominava neurastenia un’affezione generalizzabile per tutte le malattie nervose. Secondo le sue descrizioni essa può determinare dispepsia, cefalea, paralisi, insonnia, anestesia, nevralgie, gotta, spermatorrea negli uomini e irregolarità mestruali nelle donne, le cause sarebbero riconducibili ad una perdita dei costituenti solidi del sistema nervoso centrale. Una simile teoria, molto vaga e facilmente collegabile ai diversi sintomi delle malattie nervose funzionali, ha trovato seguito per molti anni. La psichiatria utilizzava allora un vocabolario molto limitato e termini come nevrosi, isteria, depressione, ipocondria erano spesso interscambiabili.
Fino ad allora solo Freud aveva isolato una nevrosi specifica: la nevrosi d’angoscia distinguendo tra due frme di angoscia: la prima è un senso d’ansia e paura che nasce da una desiderio rimosso, curabile con un intervento psicoterapeutico, la seconda è un senso di panico accompagnato da manifestazioni di scariche neurovegetative, non dipendente da fattori psicologici, indicata come nevrosi attuale. Con la Prima Guerra Mondiale e lo studio delle nevrosi traumatiche di guerra da parte di Heckel, Freud sviluppa il fulcro della sua seconda teoria dell’angoscia: un campanello dall’allarme in vista di un pericolo immanente.
Seguiranno molte altre ricerche e verranno redatti manuali per la cura delle malattie rivolti ai medici ed ai pazienti. Gli studi sulle farmacoterapie porteranno alla somministrazione di barbiturici, fino ad arrivare alle benzodiazepine, attualmente sul mercato in più di mille tipi.

giovedì 28 aprile 2011

Malattie da stress

Cos’è lo stress e che rapporto ha con la salute?

Tutti, quando siamo sottoposti a tensioni emotive (malattie importanti, nostre o di congiunti), a esperienze frustranti (superlavoro, mobbing, disoccupazione) o dolorose (lutti, separazioni) ci ammaliamo più frequentemente e più difficilmente guariamo dai malanni. Non è un caso, si tratta di stress. È, cioè, quello stato di tensione che si instaura nel nostro organismo quando è sottoposto a stimoli emotivi o fisici negativi.

La risposta allo stress - dicono gli esperti - si divide in tre fasi. Nella prima, chiamata “di allarme”, il corpo individua la ragione del disagio e si prepara a combatterla oppure a evitarla: le ghiandole endocrine secernono ormoni che aumentano il battito cardiaco, il ritmo della respirazione, la glicemia e la traspirazione. Le pupille si dilatano e la digestione rallenta. Negli animali questo è il momento del pericolo, della fuga o dell’attacco. Una volta cessato l’allarme l’organismo entra nella fase “di resistenza”, ossia prova a riparare gli eventuali danni provocati dallo stress durante la fase precedente. Se però il periodo di resistenza persiste si passa alla terza fase o “dell’esaurimento”: le riserve di energia si esauriscono, l’individuo è fisicamente ed emotivamente spossato. Ebbene, questa è la fase nella quale nella nostra specie può instaurarsi una malattia, una malattia da stress appunto.

Cosa sono le malattie da stress?

Si tratta di patologie, in genere di natura multifattoriale, provocate o aggravate da una situazione stressante persistente, che non si risolve. In termini fisiologici, da un’alterazione protratta nel tempo del sistema neurovegetativo ed endocrino. Sono oggi sufficientemente definiti i rapporti tra stress cronico e patologie cardiovascolari, ma anche gastrointestinali e dermatologiche. Meno chiari, paradossalmente, sembrano essere i rapporti tra stress e malattie psichiatriche (per esempio la depressione) e neurologiche (come le demenze).

Secondo alcune teorie, tutte da confermare, una forte e continua tensione emotiva non solo sarebbe in grado di scatenare, provocare o aggravare determinate malattie ma anche di modificarne il decorso, la durata, l’efficacia delle cure: insomma se molto provati psicologicamente si guarirebbe con maggiore difficoltà tanto dal raffreddore quanto dai tumori.

Quali sono le malattie gastrointestinali legate allo stress?

Il sistema digerente è molto influenzabile dallo stress cronico, che infatti è riconosciuto come fattore aggravante, a volte addirittura determinante, di ulcere e infiammazioni intestinali. Le ulcere gastroduodenali sono provocate da un’eccessiva produzione di succhi gastrici, da ipersensibilità della mucosa dello stomaco, o, come oggi si ritiene accada nella maggioranza dei casi, dalla presenza nello stomaco del batterio Helicobacter pylori. Le ulcere causano nausea, acidità e dolore, a volte così intenso da impedire le normali attività quotidiane. Il meteorismo e l’aerofagia, la cui causa principale risiede in genere nelle abitudini alimentari errate o nella predisposizione di chi ne soffre, possono essere comunque influenzati dallo stato emotivo.

C’è poi la sindrome dell’intestino irritabile, ossia una forma di colite che non comporta lesioni del colon ma solo disturbi della sua fisiologia. È tipicamente caratterizzata dall’alternanza di periodi di stipsi e di diarrea accompagnati da crampi (dolori) all’addome. Non conosciamo in realtà l’origine di questo disturbo ma sappiamo che si manifesta con maggiore frequenza negli individui soggetti a stress, negli emotivi, negli ansiosi. Sembra quindi che abbia una natura prevalentemente psicosomatica.

Quali sono le malattie della pelle stress-correlate?

Lo stress cronico può contribuire ad aggravare o a scatenare diverse malattie della pelle. Una di queste è l’eczema, un’infiammazione che accompagna il 30-50 per cento della totalità delle manifestazioni cutanee, per esempio la dermatite allergica e quella seborroica. Rientrano nella definizione di eczema diverse lesioni: macule, papule, vescicole, pustole, squame. La psoriasi (chiazze eritematose, rosse, ricoperte da squame secche e biancastre) e la vitiligine ( zone tondeggianti depigmentate nelle quali la melanina è del tutto assente o presente in quantità ridotta), nonostante siano manifestazioni cutanee differenti, hanno in comune alcune caratteristiche fondamentali. Hanno entrambe una forte componente genetica o autoimmune (non a caso, infatti, si presentano in alcune famiglie e mai in altre) ma perché si manifestino devono in genere sommarsi anche condizioni di origine non genetica. Sebbene certezze non ce ne siano, molti esperti concordano nel dire che un trauma o uno stress psicologico possano agire da fattore scatenante.

L’ansia può provocare una crisi di asma?

Molti disturbi respiratori possono essere provocati da ansia e da stress: apnee notturne e iperventilazioni, per esempio, possono - secondo alcuni - essere scatenati da forti stati di ansia. Il respiro rapido (iperventilazione), quando non dipende da malattie cardiopolmonari, può essere la manifestazione di stati ansiosi profondi: l’iperpnea degli attacchi di panico è un esempio tipico di quanto stiamo affermando. Sono noti da tempo, e abbondantemente documentati, i rapporti tra asma e infiammazioni bronchiali, allergie, infezioni, inquinanti atmosferici e presenza in famiglia di altri soggetti asmatici. Tuttavia una crisi asmatica, naturalmente negli individui che soffrono di questa malattia, può essere scatenata anche da uno stato di forte disagio emotivo.

Qual è il legame tra stress e malattie cardiovascolari?

Il rapporto tra stress e malattie cardiovascolari è noto da tempo. In particolare lo stress cronico sarebbe correlato all’ipertensione. Meglio: lo stress, insieme a obesità, fumo, sedentarietà, alterata assunzione di sodio, abuso di alcool, età, sesso, gruppo etnico, familiarità, è uno dei fattori di rischio dell’ipertensione. A sua volta la pressione elevata, costringendo il muscolo cardiaco ad un continuo stato di tensione, può provocare scompenso, ischemia, angina, e perfino infarto. Anche le pareti delle arterie, continuamente ‘ stirate’ dall’ipertensione, possono subire danni: piccole lesioni dello strato cellulare interno, che aprono la porta all’arteriosclerosi, e rottura.

È vero che lo stress può bloccare il ciclo mestruale?

Un forte stress mentale o fisico, un grande trauma psicologico, può causare amenorrea, ossia assenza del flusso mestruale, un disturbo che colpisce circa 30.000/50.000 donne ogni anno. Oltre alle donne esposte allo stress mentale magari perché impegnate in professioni che lo richiedono , sono tipiche vittime dell’amenorrea le sportive e le donne sottopeso. Quando associato a calo ponderale o all’eccessivo esercizio fisico si pensa che l’amenorrea derivi da una carenza di energia e di nutrienti : questa situazione infatti dà luogo a segnali che inducono il cervello a interrompere la secrezione ciclica dell’ormone che stimola il rilascio di gonadotropina, di ormone luteinizzante e, quindi, a bloccare il ciclo mestruale. Anche la variante psicogena dell’amenorrea viene messa in relazione a un deficit energetico e di macronutrienti.

© Il Pensiero Scientifico Editore

Allergia? No, è stress

La mente umana è in grado di attuare inganni molto sottili: le reazioni allergiche possono essere causate da stress e nervosismo. L'origine endogena delle malattie apre molte riflessioni sul potere, in parte sconosciuto, della psiche.

La mente umana è in grado di attuare inganni molto sottili: le reazioni allergiche possono essere causate da stress e nervosismo. L'origine endogena delle malattie apre molte riflessioni sul potere, in parte sconosciuto, della psiche.
Così avviene che alcune forme di dermatiti, ma anche l’asma, siano generati dalla psiche dopo momenti di particolare stress. Lo sostiene il professor Floriano Bonifazi, presidente Ifiaci (Federazione italiana delle società immunoallergologiche) e direttore del Dipartimento di medicina interna e malattie immunoallergologiche degli ospedali Riuniti di Ancona. Lo specialista ha recentemente esposto la scoperta, avvalorata da dati scientifici, in occasione di un convegno di Federasma, tenutosi a Roma. Esiste un legame tra gli stati d’ansia e le alterazioni del sistema immunitario, da questo deriva che alterazioni psichiche come stress, depressione, ansia, siano in grado di inferire sul sistema immunitario e generare una iperattività delle difese interne.

In effetti, che esista una continuità tra mente e corpo è cosa nota da millenni per i medici cinesi. Secondo la Medicina Tradizionale Cinese non esiste una effettiva separazione tra i due aspetti dell’essere, ma ogni manifestazione corporea corrisponde ad un disequilibrio dell’energia interiore. Lo spiega la dottoressa Gabriella Pravatà, dermatologa specialista in agopuntura e MTC, e presidente del Centro Studi Medicina Integrata di Palermo. “L’energia vitale Qi, base della vita, circola in appositi canali conosciuti comunemente come meridiani e luoghi di intervento terapeutico, attraverso la pelle, di agopuntura, moxa, ed altre tecniche”. Su questo equilibrio possono infierire fattori interni come la frustrazione, il panico, il nervosismo, in grado di generare patologie, che il più delle volte si manifestano sulla pelle, la parte più esterna e visibile di tutto l’organismo.

La diagnosi esatta dell’origine dello stato allergico è complicata dalla moltitudine di variabili che entrano in gioco, mettendo in crisi il sistema immunitario. Polvere, peli di animali, pollini sono gli allergeni più diffusi, ma crescono anche le allergie di origine alimentare e da veleno di insetti. Secondo i dati diffusi da Federeasma, sono 10 milioni, in Italia, gli allergici e 3 milioni gli asmatici con un incidenza crescente nella popolazione, in particolare di bambini e giovani. Il popolo degli allergici è al terzo posto nella stima delle malattie croniche del Paese. Un emergenza sottostimata, commenta il dottor Bonifazi, se si pensa che ancora molte regioni non trattano con l’adeguato riguardo queste patologie.

Copyright Nexta Media
Laura Di Maria

TRATTO DA http://www.fastweb.it/portale/canali/per-lui/salute-ed-eros/contenuti/articolo/?id=7640697

martedì 19 aprile 2011

ANORESSIA - ANOREXIA




“L'anoressia è la punta dell'iceberg, il sintomo di una sofferenza che ha cause psicologiche. Per questa ragione non può essere aggredito: è necessario invece cercare le cause senza tuttavia perdere di vista la gravità dei risvolti che possono mettere a rischio la vita. Il sintomo non viene soppresso ma si diluisce fino a scomparire solo quando la persona non sente più la necessità di adottare i comportamenti che ha dovuto cercare e usare come soluzione, quando riesce a esprimere e vivere i suoi sentimenti, quando a dispetto delle difficoltà trova dentro di sé gli strumenti per far fronte alla vita e alla sofferenza che ne è parte”
(Fabiola De Clercq -1995-, Donne invisibili, Bompiani).

ANORESSIA E BULIMIA

I disordini alimentari, di cui anoressia e bulimia nervosa sono le manifestazioni più note e frequenti, sono diventati nell’ultimo ventennio una vera e propria emergenza di salute mentale per gli effetti devastanti che hanno sulla salute e sulla vita di adolescenti e giovani adulti. Negli Stati Uniti, le associazioni mediche che si occupano di disordini alimentari non esitano a definirli una vera e propria epidemia che attraversa tutti gli strati sociali e le diverse etnie.

Se non trattati in tempi e con metodi adeguati, i disordini alimentari possono diventare una condizione permanente e nei casi gravi portare alla morte, che solitamente avviene per suicidio o per arresto cardiaco. Secondo la American Psychiatric Association, sono la prima causa di morte per malattia mentale nei paesi occidentali. Uno studio pubblicato sulla rivista inglese The Lancet indica che la ricerca sui trattamenti è molto più avanzata nel caso della bulimia nervosa, dove sono stati svolti più di cinquanta studi e trial e una gestione secondo pratiche basate sull’evidenza è possibile. Minore attenzione, invece, si sarebbe dedicata finora a ricerche sui possibili trattamenti di anoressia nervosa e delle altre forme di disordine alimentare.

Anoressia e bulimia sono malattie complesse, determinate da condizioni di disagio psicologico ed emotivo, che quindi richiedono un trattamento sia del problema alimentare in sé che della sua natura psichica. L’obiettivo è quello di portare il paziente, attraverso terapie mirate a modificare i comportamenti e l’attitudine, a adottare soluzioni di gestione dei propri stress emotivi che non siano dannose per la propria salute e a ristabilire un equilibrato comportamento alimentare. Possono manifestarsi in persone di diverse età, sesso, provenienza sociale, ma sono solitamente più comuni in giovani donne in età compresa tra i 15 e i 25 anni.

Da cosa nasce un disordine alimentare?
Al centro del disordine alimentare, che si manifesta come malattia complessa, risultante dall’interazione di molteplici fattori biologici, genetici, ambientali, sociali, psicologici e psichiatrici, c’è comunque da parte del paziente una ossessiva sopravvalutazione dell’importanza della propria forma fisica, del proprio peso e corpo e una necessità di stabilire un controllo su di esso. Tra le ragioni che portano allo sviluppo di comportamenti anoressici e bulimici, si evidenziano, oltre a una componente di familiarità (studi transgenerazionali e sui gemelli hanno dimostrato che i disordini alimentari si manifestano con più probabilità tra i parenti di una persona già malata, soprattutto se si tratta della madre), l’influenza negativa da parte di altri componenti familiari e sociali, la sensazione di essere sottoposti a un eccesso di pressione e di aspettativa, o al contrario di essere fortemente trascurati dai propri genitori, il sentirsi oggetto di derisione per la propria forma fisica o di non poter raggiungere i risultati desiderati per problemi di peso e apparenza. Per alcune persone, si tratta di una tendenza autodistruttiva che le porta ad alterare il proprio comportamento alimentare o ad abusare di alcol o droghe.

L’anoressia e la bulimia però possono anche dipendere dal fatto che l’individuo subisca situazioni particolarmente traumatiche, come ad esempio violenze sessuali, drammi familiari, comportamenti abusivi da parte di familiari o di persone esterne, difficoltà ad essere accettati socialmente e nella propria famiglia. Uno dei motivi per cui una ragazza inizia a sottoporsi a una dieta eccessiva è la necessità di corrispondere a un canone estetico che premia la magrezza, anche nei suoi eccessi. Secondo molti psichiatri, infatti, l’attuale propensione a prediligere un modello di bellezza femminile che esalta la magrezza ha conseguenze devastanti sui comportamenti alimentari di molte adolescenti.

Effetti fisici e psicologici
Gli effetti dei disordini alimentari sono molto pesanti, sia sotto il profilo fisico che quello psicologico. Dal punto di vista fisico, gli effetti della malnutrizione comportano ulcere intestinali e danni permanenti ai tessuti dell’apparato digerente, disidratazione, danneggiamento di gengive e denti, seri danni cardiaci, al fegato e ai reni, problemi al sistema nervoso, con difficoltà di concentrazione e di memorizzazione, danni al sistema osseo, con accresciuta probabilità di fratture e di osteoporosi, blocco della crescita, emorragie interne, ipotermia e ghiandole ingrossate.
Le ripercussioni psicologiche, invece, comportano depressione, basso livello di autostima, senso di vergogna e colpa, difficoltà a mantenere relazioni sociali e familiari, sbalzi di umore, tendenza a comportamenti manichei e maniacali, propensione al perfezionismo.

Sintomi e caratteristiche
I disordini alimentari comprendono numerose condizioni diverse. Le più note e comuni sono anoressia e bulimia nervosa.

Anoressia nervosa
Una persona diventa anoressica quando, riducendo o interrompendo la propria consueta alimentazione, scende sotto l’85% del peso normale per la propria età, sesso e altezza. L’anoressia è conseguente al rifiuto ad assumere cibo, determinato da una intensa paura di acquistare peso o diventare grassi, anche quando si è sottopeso. Spesso, una persona anoressica comincia con l’evitare tutti i cibi ritenuti grassi e a concentrarsi su alimenti ‘sani’ e poco calorici, con una attenzione ossessiva al contenuto calorico e alla composizione dei cibi e alla bilancia. Frequentemente i pasti vengono evitati o consumati con estrema lentezza, rimuginando a lungo su ogni boccone ingerito. Il corpo viene percepito e vissuto in modo alterato, con un eccesso di attenzione alla forma e con il rifiuto frequente ad ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.

Diagnosticare l’anoressia non è sempre semplice in soggetti molto giovani, perché i cambiamenti fisici che accompagnano l’adolescenza e che comportano squilibri di peso e altezza possono mascherarne le prime fasi. Nei bambini, è più comune che l’anoressia si manifesti attraverso altri sintomi, come la nausea e il sentimento di non fame. Nelle ragazze, invece, uno dei sintomi più classici è l’interruzione del ciclo mestruale per almeno tre mesi successivi, sintomo che però non si applica a giovani adolescenti che ancora non abbiano avuto il menarca o, al contrario, alle ragazze che prendono la pillola anticoncezionale.

L’anoressia si manifesta in due modi:
con restrizioni, determinata dalla riduzione costante della quantità di alimenti ingeriti.
con abbuffate e successiva eliminazione: alimentazione compulsiva seguita da vomito autoindotto, uso inappropriato di pillole lassative e diuretiche, iper-attività fisica per perdere peso.
La persona anoressica diventa così ossessionata dal cibo che la propria vita finisce con l’essere totalmente incentrata sulla questione alimentare, impedendo di provare interesse e entusiasmo verso qualsiasi altra cosa.

Bulimia Nervosa
Una persona bulimica si abbuffa in modo molto diverso da quello che avviene quando normalmente si mangia troppo. Le caratteristiche tipiche del comportamento bulimico sono:
ingestione di una quantità eccessiva di cibo, a volte per un totale di diverse migliaia di calorie, in un arco di tempo molto stretto, per esempio nel giro di due ore, e solitamente di nascosto da altri
la sensazione di non poter smettere di mangiare e di non poter controllare il proprio comportamento
l’abbuffata è preceduta e seguita da uno stress emotivo molto forte
Dopo aver mangiato in modo così eccessivo, la persona bulimica generalmente si sente in colpa e tende a punirsi vomitando, ingerendo pillole diuretiche e lassativi con l’intento di dimagrire. Se questo comportamento diventa ripetitivo, ad esempio si manifesta due volte alla settimana per tre mesi, si è di fronte a un chiaro segnale di disordine alimentare. Raramente, i pazienti bulimici non si infliggono alcuna punizione.
A lungo andare, un soggetto bulimico entra in una fase di depressione e di disgusto verso se stesso e cerca di occultare il proprio comportamento agli altri, anche se la propria forma e apparenza fisica finiscono con il diventare una ossessione permanente e con l’avere forti ripercussioni sulla propria autostima. Una persona bulimica può essere di peso normale, sottopeso o sovrappeso, diversamente da una anoressica che è sempre sotto peso. Inoltre, il peso di un soggetto bulimico può variare enormemente e oscillare, fatto che può essere utilizzato come sintomo dell’esistenza di un disordine alimentare.

Oltre all’anoressia e alla bulimia, esiste anche un genere di disordine alimentare non definito. Non tutti i casi sono infatti esattamente descrivibili nell’arco dei sintomi tipici di anoressia e bulimia. Alcuni soggetti, ad esempio, iniziano con una forma di anoressia ma poi, incapaci di mantenere il basso peso, scivolano verso comportamenti bulimici. Secondo l’American Psychiatric Association, la metà dei pazienti anoressici finiscono con l’avere anche sintomi di bulimia, e in qualche caso i pazienti bulimici sviluppano comportamenti anoressici.

Disturbi dell'umore

Depressione ed eventi di vita

Alcune depressioni sono legate a particolari momenti della vita di una persona. Una di queste è la depressione climaterica, che si può verificare nella donna in corrispondenza del periodo della menopausa. C'è poi la depressione da esaurimento, che si presenta in seguito ad un periodo più o meno lungo di sovraccarico emozionale, e la depressione da sradicamento che colpisce le persone che hanno dovuto abbandonare il luogo in cui vivevano a causa, per esempio, di un trasferimento. La depressione nell'anziano invece ha caratteristiche particolari, in quanto la perdita di speranze, le paure per la propria salute e simili trovano un riscontro nella realtà esterna. Ma vediamole nel dettaglio.


Depressione Climaterica
La menopausa è la cessazione del ciclo mestruale. Nella sospensione si rileva la cessazione dell'attività ovarica, modificazioni a livello metabolico e psiconeuroendocrino. La maggior parte delle volte non si tratta di una cessazione improvvisa. È, invece, spesso presente un periodo che viene anche definito come pre-menopausa in cui i cicli diventano irregolari (molto frequenti, o molto diradati) e le mestruazioni stesse differiscono in termini di intensità e durata.

L'aumento dell'età media, il diverso ruolo della donna e altri fattori hanno fatto sì che la donna, una volta cessata l'età riproduttiva, non necessariamente "abbia perso tutto". È altresì vero che come ogni tappa, ogni cambiamento rilevante, anche la menopausa può essere considerata come una crisi fisiologica.

Probabilmente il modo in cui una donna vivrà la menopausa rispecchierà il suo modo abituale di confrontarsi con gli eventi della vita. Sono, tuttavia, in gioco oltre ai fattori culturali, sociali e personali, anche fattori biologici e genetici. La menopausa può essere in donne predisposte un momento in cui spesso si presentano varie malattie psicosomatiche. A livello psichico sono molti i sintomi che compaiono. Si riscontrano spesso inquietudine, aggressività, emotività, malessere, insonnia e ipersonnia, fobie, difficoltà attentive e disturbi sessuali. Ma sicuramente il disturbo più lamentato è la depressione. Anche in questo caso la depressione sarà legata alle caratteristiche di personalità della donna, variando da forme lievi a forme intense, da forme a breve o a lunga durata. In alcuni casi, quando la depressione è accompagnata da sintomi ansiosi, fobici, insoddisfazione sul piano generale e sessuale, si parla di "sindrome esistenziale climaterica".

Depressione da esaurimento
È definita in questo modo una particolare forma di depressione reattiva che si presenta in seguito ad un periodo più o meno lungo di sovraccarico emozionale.
Colpisce frequentemente gli uomini con un carico eccessivo di responsabilità.
La depressione sopravviene quando il sovraccarico non viene più retto e/o tollerato.
I sintomi sono ansia, esplosioni affettive inadeguate e astenia.

Depressione da sradicamento
Si tratta della depressione che colpisce le persone che hanno dovuto abbandonare il luogo in cui vivevano a causa, per esempio, di emigrazioni o trasferimenti. La perdita consiste nell'aver lasciato i luoghi, le persone e le abitudini con cui la persona aveva uno stretto legame.

Depressione nell'anziano
La depressione nell'anziano ha caratteristiche particolari, in quanto i temi di svalutazione, perdita di speranze, inutilità, paure per la propria salute e altro trovano un riscontro nella realtà esterna. La depressione nell'anziano si presenta spesso sotto forme più regressive e paranoiche. La persona anziana mostra spesso ansia, irritabilità, deliri e allucinazioni, agitazione psicomotoria.

È inoltre importante prendere in considerazione depressioni di origine organica o sintomatica, prodotte da squilibri metabolici (ipo e iper-tiroidismo, ipo o iper-surrenalismo corticale), da fattori infettivi o tossici.